L'Italia non è un paese per donne, cambiamola!

di Loretta Pasquato, vicesindaco di Noventa Padovana

 

Che “l’Italia non sia un Paese per donne”, come ha denunciato il comitato Se non ora quando, lo dimostrano proprio i dati resi noti dall’ufficio europeo di statistica. Il tasso di occupazione delle donne senza figli tra i 25 e i 54 anni in Italia è pari al 63,9% contro il 75,8% della media Ue. Solo Malta fa peggio con il 56,6%. In Germania il tasso sale all'81,8% e in Francia al 78,7%. La situazione non cambia, anzi peggiora, per le mamme con un figlio: nel nostro Paese, ancora penultimo della lista prima di Malta, ha un lavoro solo il 59% contro la media Ue del 71,3%. Quando i figli diventano due la percentuale delle donne con un’occupazione scende al 54,1% (nella Ue al 69,2%), al 41,3% quando i figli diventano tre o più (contro una media Ue del 54,7%). Al contrario ha un lavoro l'87,7% degli uomini italiani che hanno tre o più figli contro una media Ue dell'85,4

Una penalizzazione segnalata anche dal consorzio interuniversitario Almalaurea. A cinque anni dalla laurea la distanza tra uomo e donna supera i 9 punti percentuali: lavorano 86 uomini su centro contro 77 donne. Non solo. I maschi guadagnano più delle loro colleghe: i primi riescono a mettersi in tasca 1.519 euro al mese, le seconde 1.167.

Altro tema che si sposa perfettamente a quello del lavoro è la difficoltà per le donne di entrare in politica. Nel nostro Parlamento italiano siedono 191 donne su 945 rappresentanti. Nei comuni tra i 118 mila amministratori comunali italiani le donne rappresentano il 18,2% del totale, gli uomini l’81.1%.

C’è un’eccezione che sembra confermare la regola. Si tratta di un piccolo paese dell’Emilia Romagna dove comandano le donne. Si chiama Sant’Agata Bolognese ed è l’unico Comune in Italia governato dal 2009 da una giunta tutta al femminile.

 

Parto da questi dati sintetici per proporre alcune riflessioni utili al dibattito: riflessioni che nascono dalla mia esperienza politica travagliata, ma sicuramente molto utile alla consapevolezza di cosa voglia dire: partecipare, rappresentare, esserci nella realtà politica e sociale, ma esserci come “DONNA”, così come stabilisce l’art. 3 della nostra Costituzione…Facile da proclamare, difficile da attuare.

 

Mi sento Democratica e per questo ho aderito al Partito Democratico perché ritengo sia ancora il partito che può dare spazio e può ancora portare avanti le istanze delle donne, nonostante le molte difficoltà. Siamo partiti con tanti buoni propositi, così come sanciti dal nostro Statuto, ma strada facendo ci ritroviamo molto spesso a ragionare e ad essere imprigionati nei vecchi stereotipi di fare e intendere la politica, ma non per questo ho smesso di credere e di sperare. Ecco perché, molto spesso mi pongo alcune domande: Quanto le Donne tengono alla propria rappresentanza…, Come intendono portare avanti le loro istanze…., che ruolo vorrebbero avere nei vari livelli politico, sociali, lavorativi…..quando certe scelte operate dalle donne (es. investire tutto il proprio tempo per la famiglia) nascono liberamente nella natura della donna o siano invece il frutto dell’esposizione ad affermazioni e a modelli proposti dalla vita quotidiana e dai media, per cui la donna è innanzitutto “angelo del focolare”….. quanta consapevolezza ci sia nelle donne che parlano di conciliazione dei tempi di vita/lavoro ritenendo che questi siano temi esclusivamente femminili.

 

Per essere precisa ritengo che il tema della conciliazione deve essere inteso come sfida non solo per le donne (mamme), ma per la famiglia tutta (congedi obbligatori per i padri), rifiutando l’idea del part –time come appannaggio esclusivo delle donne , ma proponendo tempi e modi più flessibili per tutti, perché le sfide della competizione internazionale ci chiedono di essere innovativi.

Vorrei insomma non pensare al modello Marchionne, ma riflettere invece su quanto afferma Chiara Bisconti, direttore del personale di San Pellegrino, ritenendo che la valutazione del lavoratore, così come avviene nella sua azienda, debba avvenire sulla base dei risultati conseguiti piuttosto che dal tempo passato in ufficio. In economia si dicono rendimenti marginali decrescenti: se raddoppio le ore lavorate non necessariamente produco il doppio, perché le mie risorse fisiche e mentali, sono rinnovabili solo dopo il riposo.

 

Un’analisi molto puntuale e interessante è emersa nell’incontro tenuto all’ Università Bocconi il 17 gennaio “IL LIBRO BIANCO DI SORELLE D’ITALIA”: 15 proposte concrete per migliorare la Vita delle DONNE (e quella degli uomini). Tale analisi che affronta tematiche a sostegno della maternità e paternità, alla conciliazione dei tempi vita/lavoro , ad un’economia che sostenga il lavoro delle donne, ad una maggiore partecipazione delle donne alla vita pubblica e politica detta linee e modi di operare che un governo attento e sensibile dovrebbe perseguire…Ma davvero il popolo italiano merita questa classe dirigente??...Siamo così ciechi da non vedere e capire che sta rovinosamente franando tutto il nostro sistema di welfare e quelle che pagheranno il conto più salato saranno davvero le donne???...

 

A questo punto, come amministratore locale e quindi più vicina ai bisogni dei cittadini, mi corre l’obbligo di proporre un sistema e un modo di operare che ci permetta di essere un motore in accelerazione verso la consapevolezza che dobbiamo avviare scelte coraggiose….

 

Come posso sostenere il lavoro delle donne, come posso pianificare servizi, come posso programmare interventi per i soggetti svantaggiati quando lo stato mi toglie il 20% delle risorse che peraltro mi spetterebbero di diritto????.....Quando un patto di stabilità “scellerato” ingessa la possibilità di interventi sul territorio e di pianificazione seria!!!....Quando per avere risorse economiche sono costretta a vendere beni o a incentivare l’edilizia selvaggia penalizzando così il territorio!!!.....

Politiche nazionali che ricadono sugli enti locali e li penalizzano fortemente….

Solo alcuni flash: Taglio al sostegno per la disabilità da parte della regione, fondo affitti ridimensionato, non esistono i fondi per le barriere architettoniche e i rimborsi sono fermi alle richieste del 2009, il tempo pieno, così come attuato, ha penalizzato fortemente il sistema di apprendimento degli alunni, i fondi per l’integrazione sono diminuiti mentre aumenta la presenza di stranieri nei nostri comuni, la scuola dell’infanzia è ancora ritenuta un servizio sociale e per l’offerta dei nidi siamo molto lontani dagli obiettivi europei del 33%..E’ di questi giorni la proposto dell’ass. Sernagiotto di proporre un modello veneto di scuole dell’infanzia paritarie eliminando le scuole statali e comunali dimenticando i più elementari principi costituzionali e non avendo la piena consapevolezza di come riescono ancora a garantire il servizio queste scuole.

 

Non è che forse certe proposte tardino a venire perché davvero manca la presenza delle donne???

 

I bilanci di genere, sviluppati a livello regionale e comunale, possono rappresentare un impegno forte verso certi settori, creare rete tra amministratrici locali, provinciali e regionali con l’apporto del mondo dell’associazionismo può essere uno stimolo per proporre e sostenere leggi a sostegno delle donne e del loro vissuto, essere presenti ai vari livelli in maniera paritaria e cmq. decisionale aiuterà certamente a far sentire la propria voce. Tutto questo però necessita della nostra presenza…..

Non perdiamoci ora che ci siamo ritrovate…..ricominciamo dalle nostre conferenze e allarghiamo il nostro consenso uscendo anche da vecchi schemi del fare e pensare la politica..

 

 

Padova, 6 settembre 2011